venerdì 1 maggio 2009






Come un antico aratro, la stilla scava la ruga
e il labbro cerca sollievo nella goccia
che raddoppia l’arsura nella gola tesa.

Vorrei risposte dai ventricoli.
L’aorta tace un silenzio di gesti e ciglia
e mucillagini rivoltate come un vecchio abito
dismesso.

Da troppo tempo il tremito alle palpebre
è sincronico ai conati del cuore
e a nulla pare serva cercare un modo
di levare la mala spina infissa nell’orecchio.

Batte e martella sempre, operaia tenace,
allo scadere del tempo barbaro ed anche oltre
tra la mia mano incerta ed il mio viso.

30 aprile 2009

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