

PAESTUM
11 luglio 2008
Se perfino mostri sacri della letteratura come Ungaretti, Goethe, Tasso, Nietzsche hanno in endecasillabi, versi sciolti od impressioni, magnificato Paestum significa che l’antica Poseidonia lascia un segno profondo in tutti coloro che la visitano guardando oltre la fredda pietra dei templi, immaginando le case, le strade, le botteghe piene di gente affaccendata nelle incombenze giornaliere, indaffarata nei compiti giornalieri che ognuno aveva.
Allora si vedranno vite diafane, immateriali figure battere il ferro o portare l’acqua, assistere ai riti propiziatori nei templi di Hera o a tragedie nell’anfiteatro.
Lo scalpiccio dei piedi grandi e piccoli, calzati o no, che hanno calpestato e consumato per secoli le strade della città, ridendo e piangendo, odiando ed amando diventerà udibile dalle profondità del tempo dove pare debba finire questa perla dell’antichità lasciata languire e soffocare da amministratori de-efficienti sotto erbacce ed incuria.
Ma nemmeno le malerbe riescono a domare la maestosità delle colonne Doriche della Basilica o del tempio di Nettuno che da più di duemila anni guardano ad est, a quel sole sorgente di vita che vita diede a questo posto.
Peccato che, insensibile alla Storia ed alle sue origini, l’uomo contemporaneo cerchi in ogni modo di dimenticare il suo passato.Che futuro mai avrà l’uomo senza passato?
La delusione fu tale che disertammo la solita pizzeria (pizza anche a pranzo) Taverna del Parco, per un piu' prosaico ed economico pranzo al "nido di Mar&Mon" a base penne allo spek profumate di basilico e scaloppa di pollo alla birra e rosmarino.
Questa volta il liquido utilizzato per bagnare il tutto fu un'ottima Peroni gran riserva.
Ecco il degrado, non c’è bisogno di parola alcuna.
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